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Arrivederci don!

Quante parole ci vogliono per ringraziare don Domenico per i suoi 12 anni di presenza tra noi?
Le parole in questi casi sembrano non bastare mai, anche se a volte si può anche rischiare di usarne troppe e di far perdere così il senso di un messaggio che vuole essere semplice ma significativo.

Cominciamo così col dirti semplicemente grazie don Domenico per le tue di parole, parole di incoraggiamento, di speranza, parole che ci hanno aiutato come comunità ad andare avanti nonostante le tante apparenti difficoltà. Il tuo arrivo e la tua presenza, sempre discreta e mai “ingombrante”, ha fatto sì che la Trinità crescesse con le proprie forze, grazie al tuo costante aiuto e grazie sopratutto alla “Parola”, l’unica e vera, che ci hai trasmesso con i tuoi insegnamenti, ma ancor più con i tuoi atteggiamenti, con la tua testimonianza fatta di intensa preghiera e di completo dono di se

Grazie don allora per tutto quello che hai fatto, per questi dodici anni in cui sei stato per tutti noi testimone credibile del Vangelo, sempre con il sorriso, sempre paziente nonostante le nostre piccolezze.

Le parole sembrano poche e non sono mai abbastanza…

Ti auguriamo allora ogni bene, ti affidiamo al Signore perché continui ad accompagnarti anche nella tua nuova missione di Parroco di Poirino che il vescovo ti ha affidato. Siamo certi che questo sarà solo un arrivederci, dodici anni non si cancellano in un giorno e certi legami sono troppo forti per disperdersi. Grazie allora, grazie per tutto (tanto) l’amore che ci hai donato gratuitamente in questi lunghi (ora pochi) anni. Grazie per aver creduto nella nostra comunità che nonostante le sue tante beghe, grazie alla tua presenza e al tuo incoraggiamento, è riuscita ad andare avanti nonostante l’addio delle suore.

Domenica 4 sarà la tua ultima messa presso la nostra chiesa, occhi lucidi, abbracci, ringraziamenti e saluti saranno il segno dell’immensa gratitudine che ti dobbiamo e che mai riusciremo a contraccambiare se non ricordandoti sempre nelle nostre preghiere.

Grazie don e arrivederci a presto!

Una parrocchia che sa sognare e osare

Dopo la lunga liturgia della notte pasquale, l’eucaristia del giorno di Pasqua si svolge in un clima di pace, di serenità, di gioia interiore. È il momento della meditazione della buona novella che è risuonata con forza durante la notte. Giovanni nel vangelo di Pasqua ricorda che “nel giorno dopo il sabato”, Maria di Magdala, Simon Pietro e “l’altro discepolo, quello che Gesù amava” hanno trovata vuota la tomba dove era stato deposto Gesù. Maria di Magdala pensa che il corpo del Signore sia stato portato via. Simon Pietro è perplesso, constatando che il corpo non è più nel sepolcro, ma che vi sono rimasti, accuratamente piegati, il lenzuolo e il sudario. “L’altro discepolo” crede immediatamente. Attraverso un racconto ricco di significato, Giovanni propone una riflessione sulla fede. Essa non si impone come un’evidenza; nasce a partire da “segni” che bisogna decifrare. Alcuni ne colgono subito la portata. Nella maggior parte dei casi, questa lettura richiede più tempo. Per altri non vi sono “segni”, ma enigmi. In ogni caso, la fede è la risposta di tutta una vita, è certezza che può conoscere periodi di esitazione e di dubbio. Bisogna rinnovarla, rivivificarla, approfondirla continuamente, grazie a una continua e attenta rilettura delle Scritture, con l’aiuto degli altri credenti.

Pasqua di resurrezione! Chi vuole averne un’immagine nitida di cosa significhi pensi ancora a come ha trovato la chiesa, il sabato santo. Quel mistero di silenzio e di domande estreme, tocca l’anima nel suo abisso e vi lascia un’irresistibile attesa di vita e d’amore. Sono gli occhi che trapassano la notte e vi fanno intravedere i colori di un’alba promessa, com’è accaduto in quello splendido mattino di Pasqua.

Una parrocchia non centrata su sé, sui propri gruppi, sulle “persone che vengono” è un fermento di rinnovamento nella vita del borgo e della città. E se non sta sulle nuvole ma guarda la vita in faccia, si orienta verso le famiglie con una predilezione convinta per i piccoli e per i giovani, nel cui sguardo intravede il futuro. I ragazzi hanno bisogno di ideali, di passione e di speranza per non arrendersi, oggi. Il Dio dei giovani deve potersi sentire, toccare, sperimentare. Deve essere un Dio quotidiano: non percepito solo in forma astratta, simbolica ma fatto di sangue e di vita. Le nuove generazioni hanno bisogno di trovare di fronte a loro adulti capaci di speranza, disposti ad assumersi il rischio del cambiamento. Hanno bisogno di una parrocchia che sa sognare e osare.