Non siate indifferenti all’indifferenza

Sabato 11 e Domenica 12 Dicembre noi ragazzi della prima e della seconda superiore delle chiese Santissima Trinità, San Vincenzo e San Giuseppe di Settimo Torinese ci siamo recati a Viù per passare due giorni insieme e per riflettere su uno dei più grandi problemi della società di oggi: l’indifferenza.
L’indifferenza verso i nostri amici, verso la nostra famiglia, verso il diverso, l’indifferenza verso il prossimo.
Abbiamo letto e riflettuto sul brano del Vangelo: “Il buon Samaritano” che ci ha dato modo di scoprire come l’indifferenza possa portare alla solitudine, all’abbandono e alla morte e come invece il prendersi cura dell’altro abbia la forza di riportare alla vita. Non importa chi siamo, a che “classe sociale” apparteniamo (è il caso del Levita e del Sacerdote), da dove veniamo, ma piuttosto cosa siamo disposti a dare; come ha fatto il Samaritano, che pur non avendo molto è riuscito ad aiutare il mercante picchiato e abbandonato vittima non solo della violenza diretta dei due briganti che lo avevano aggredito, ma anche di quella indiretta del Levita e del Sacerdote che sono andati avanti facendo finta di non vedere, vittime di un’indifferenza che allontana l’uomo dall’uomo e da Dio.
Ma perché esiste l’indifferenza? Credo che esista perché a volte siamo presi dal nostro egoismo e troviamo superfluo aiutare gli altri, perché siamo troppo occupati nel vivere la nostra vita per osservarci intorno e capire cosa abbiamo da dare, perché a volte è più facile non vedere, non sentire e non parlare: non vedere qualcuno che soffre, non sentire le sue richieste di aiuto e non parlare a nessuno di ciò che sappiamo perché -come si dice- chi si fa i fatti suoi campa cent’anni.
Certo.. cent’anni, ma come? Con il rimorso di non aver fatto abbastanza? Con la consapevolezza di non aver visto o di aver fatto finta di non vedere l’evidenza? Che vita è una vita chiusi in se stessi e con il cuore inaridito dall’indifferenza e dalla solitudine?
Non penso che questo sia un “bel vivere”, perché alla fine quando si aiuta gli altri si aiuta un po’ anche stessi: vedere occhi pieni di gratitudine, sentire parole ricche di amore e parlare, urlare del bene che si può fare; cosa si potrebbe desiderare di più?
Impariamo ad esserci per gli altri, ma ad esserci davvero; non solo con gli occhi, con le orecchie e con la bocca, ma anche con il cuore: pronti a sconfiggere l’indifferenza.
Federica
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