Giovani senza frontiere

Il 29 gennaio 2016 si è tenuto presso l’oratorio di San Giuseppe Artigiano l’evento “Giovani senza frontiere”, organizzato dalla segreteria unitaria degli Oratori di Settimo  con la collaborazione dell’Ufficio di Pastorale dei Migranti della diocesi di Torino.  La serata prevedeva un grande gioco a quiz durante il quale noi, giovani di Settimo, abbiamo dovuto rispondere a varie domande sul tema dell’immigrazione. Sono stati invitati anche alcuni ospiti, che ci hanno raccontato le loro storie e ci hanno aiutato a chiarire meglio alcuni concetti centrali come: straniero, profugo, immigrato, richiedente asilo. I loro interventi sono stati davvero interessanti e preziosi perché ci hanno dato la possibilità di conoscere aspetti di cui magari non si parla spesso nei telegiornali. Mi ha colpito molto ascoltare le testimonianze di due ragazzi che, nonostante siano nati e cresciuti in Italia e conoscano perfettamente la nostra lingua e la nostra cultura, sono comunque considerati degli stranieri dallo stato italiano. Loro, che invece sentono di essere italiani e si sentono turisti quando vanno nei loro paesi d’origine.  Uno dei concetti più belli e importanti che è emerso durante la riflessione, è che siamo tutti esseri umani, facciamo tutti parte dello stesso genere ovvero quello umano. Per cui è ingiusto etichettare le persone utilizzando termini, come straniero o immigrato, che spesso non tengono conto dei loro sentimenti.
La serata si è conclusa con un momento di preghiera molto toccante, durante il quale ci siamo stretti intorno a una croce realizzata da un artigiano di Lampedusa con il legno ricavato dai barconi su cui ogni giorno migliaia di persone si imbarcano, rischiando la vita per un futuro migliore.
È stata una serata sicuramente molto importante perché ci ha dato la possibilità di confrontarci, di riflettere e condividere i nostri pensieri su uno degli argomenti di cui sempre più spesso sentiamo parlare. Eventi come questo dovrebbero essere organizzati molto più spesso per far capire ai giovani che l’attenzione, quando si parla di immigrazione, non si deve concentrare sui numeri con cui veniamo bombardati dalla televisione, ma sulle persone e sui giovani come noi che partono in cerca di speranza.
Dalila
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