La tenerezza del Padre

“Quando era lontano, il Padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò”

In questo weekend del 2-3 aprile, i ragazzi di prima e seconda superiore della Santissima Trinità, insieme ai loro amici degli oratori San Giuseppe, san Vincenzo e Santa Maria, si sono trovati a casa Emmaus per vivere due giornate incentrate sulla parabola del Padre Misericordioso. Questo passo del Vangelo ha permesso ai ragazzi di riflettere su temi che toccano da vicino la loro vita: la voglia di indipendenza, il rapporto con i genitori, le piccole e grandi scelte che bisogna intraprendere nel corso della propria esistenza e le conseguenze che ne seguono.

 Nella prima giornata i ragazzi, grazie alle attività svolte con l’aiuto degli animatori, hanno cercato di immedesimarsi nella figura del figlio minore, il quale lascia la propria casa per vivere in autonomia e in modo indipendente, sperperando tutti i suoi averi nella dissolutezza, per poi tornare “pentito” dal padre. Nell’attività i ragazzi hanno parlato delle loro scelte, delle loro paure e speranze per il futuro. Ovviamente affianco a questi momenti di riflessione, dove i ragazzi ci hanno messo impegno e sincerità, non sono mancati i momenti liberi e il divertimento, dove i giovani delle varie parrocchie si sono conosciuti meglio e hanno sperimentato la convivenza tra le diverse realtà parrocchiali.

Nella seconda giornata, i ragazzi si sono concentrati sulla figura del Padre Misericordioso, anche grazie alla descrizione del quadro di Rembrandt fatta da don Teresio.  Il Padre della parabola, nonostante gli errori commessi dal figlio, è subito pronto a perdonarlo e addirittura, come racconta il Vangelo, “Quando (il figlio) era lontano, il Padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò”. I ragazzi grazie a questa figura, hanno cercato di comprendere il significato della misericordia, del perdono.

Cosa rimane di questo weekend?

La risposta la si trova negli sguardi dei ragazzi. Dai loro volti si percepisce una grande voglia di vivere e non di vivacchiare, una gran voglia di conoscere se stessi. Stimolandoli con domande personali i ragazzi hanno parlato dei loro sogni, delle loro aspettative e delle loro speranze. Dai volti dei ragazzi si è colta la felicità di aver partecipato ad una esperienza intensa, unica che solo l’oratorio può dare.

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